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#adv Per anni mi sono presentata così: “Ciao, sono Giulia, la ragazza in carrozzina.” Come se quella fosse la cosa più importante da sapere di me. Come se dovessi dirla io, prima che la notassero gli altri. (Sì assurdo) Poi, con il tempo, qualcosa è cambiato. Ho iniziato a dire semplicemente: “Ciao, sono Giulia.” Sembra una differenza minuscola, ma per me è stata enorme. Perché ho capito che le parole che scegliamo per raccontarci non sono mai solo parole. A forza di ripeterle, diventano il modo in cui impariamo a guardarci. E io, senza rendermene conto, per anni mi ero raccontata solo partendo da questa caratteristica di me, invece che da me. La carrozzina fa parte della mia vita, della mia storia e anche di chi sono. Ma non deve necessariamente essere la prima parola della mia storia e soprattutto non può essere l’unica. Ci ho messo anni a capirlo e sapete la verità: non sono riuscita a farlo da sola. Sono stata in un percorso psicologico per tanto tempo per scoprirmi e conoscermi di più e per capire che “Giulia” era un mondo molto più ampio. E forse crescere è anche questo: imparare a scegliere con più cura le parole che usiamo quando parliamo di noi. Perché siamo le persone che ascoltano più volte la nostra voce. 🤍 @unobravo_net racconta proprio questo, come le matasse nella nostra mente si possono sciogliere filo dopo filo 🧶 Se vuoi intraprendere un percorso psicologico, Unobravo è un centro di psicologia online accessibile e professionale che può esserti vicino nel caso ne avessi bisogno.
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