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Marcello Risicato Thriller psicologici

Marcello Risicato Thriller psicologici Facebook ad: “𝗢𝗠𝗜𝗖𝗜𝗗𝗜𝗢 𝗔𝗟 𝗦𝗢𝗟𝗘 𝗗𝗜 𝗦𝗜𝗖𝗜𝗟𝗜𝗔/𝗨𝗡…”

Marcello Risicato Thriller psicologici Facebook ad: 𝗢𝗠𝗜𝗖𝗜𝗗𝗜𝗢 𝗔𝗟 𝗦𝗢𝗟𝗘 𝗗𝗜 𝗦𝗜𝗖𝗜𝗟𝗜𝗔/𝗨𝗡…

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𝗢𝗠𝗜𝗖𝗜𝗗𝗜𝗢 𝗔𝗟 𝗦𝗢𝗟𝗘 𝗗𝗜 𝗦𝗜𝗖𝗜𝗟𝗜𝗔/𝗨𝗡 𝗖𝗔𝗦𝗢 𝗣𝗘𝗥 𝗜𝗟 𝗗𝗘𝗧𝗘𝗖𝗧𝗜𝗩𝗘 𝗦𝗔𝗟𝗩𝗜𝗔𝗧𝗜 di Marcello Risicato è da oggi disponibile in tutti gli store online. https://delos.digital/9788825436099/omicidio-al-sole-di-sicilia Un giallo estivo che vi sorprenderà e vi divertirà, impastato com’è di sole e di sale dell’isola che diventa location privilegiata col porto di Milazzo e i suoi dintorni. Due parole sull’autore, medico cinquantenne, che alla passione per la cura del corpo coniuga quella che cura e nutre l’anima, non a caso la sua prolifica produzione letteraria spazia dai thriller ai gialli, dalla poesia ai saggi. Ha esordito in narrativa nel 2022 con il thriller Nato due volte, seguito da Le ceneri di West Roxbury (2023) e Il prezzo della giustizia (2024), romanzo vincitore del primo premio nella sezione Romanzi gialli pubblicati del XVI Premio Internazionale Navarro 2025 e del Premio della Critica al Premio Internazionale Barone Antonio Mendola 2025. Anche suoi racconti in giallo sono stati premiati in concorsi nazionali. Ed eccovi un assaggio della scrittura di Marcello Risicato. Buona lettura. Il detective Ettore Salviati agitò le gambe per liberarle delle lenzuola attorcigliate, allungò il braccio verso il comodino e iniziò a premere i tasti del telecomando. Ad ogni bip, il display del condizionatore segnò un numero diverso: venti, diciotto, sedici gradi. Bene. Si rigirò nell’enorme letto a due piazze dell’Hotel Holiday e attese che l’aria fresca iniziasse timidamente ad arrivare. Madame Cuture gli aveva assicurato che, se avesse ascoltato i suoi consigli, sarebbe stata una bella vacanza, e anche se non aveva motivo di dubitare delle parole della sua cartomante preferita, non riusciva a togliersi dalla testa l’immagine del gatto nero che aveva visto dopo cena. Con un occhio bianco e il pelo tutto spelacchiato, si era fermato a fissarlo sotto il lampione all’angolo del vicolo, a pochi passi dalla trattoria, per non meno di dieci secondi. Gli aveva rivolto un miagolio strozzato, quasi di sfida ed era sparito tra i cassonetti del locale. Non che odiasse particolarmente i gatti neri, ma insomma chi mai avrebbe voluto trovarsene uno davanti, all’inizio delle strameritate ferie? A onor del vero, la vacanza non era proprio iniziata nel migliore dei modi. Quella notte, il risotto alle vongole e il pesce spada, che aveva mangiato alla trattoria Il Gabbiano Felice, gli si erano già ripresentati in gola più volte, insieme all’acidità del vino e a un senso di pienezza allo stomaco che gli dava la nausea. Quali erano state le parole di Madame Cuture? – Buone vacanze, detective Salviati, e si tenga solamente lontano dall’acqua – aveva detto, mescolando le carte con le sue dita nodose, coperte di anelli d’argento. – Dall’acqua? – I tarocchi non mentono. La Torre, La Luna e Il Diavolo sono una trinità pericolosa. L’acqua potrebbe portare morte e rivelazione. – Madame, sto andando in vacanza al mare. È inevitabile che ci sia l’acqua. – Allora tenga gli occhi aperti. E non si fidi delle apparenze. Al diavolo il gatto nero, sarebbe stata una splendida vacanza. Salviati cornificò l’aria con la mano per neutralizzare gli influssi nefasti e si girò sul fianco destro, in attesa che il sonno arrivasse. Ma il sonno non arrivò. Arrivò invece il vento, che si insinuò fischiando tra le persiane come un treno merci. Seguì un brontolio lontano, poi un boato improvviso che fece tremare i vetri. La tempesta, annunciata dal meteo quando ormai era troppo tardi per disdire le prenotazioni di aereo e albergo, era arrivata. Salviati si affacciò alla finestra. Tra le fessure della persiana, sotto un cielo senza luna, il mare era una massa nera e ribollente e le onde si infrangevano sulla spiaggia sollevando spruzzi bianchi che raggiungevano quasi il livello della strada. Un fulmine illuminò la baia e Salviati giurò di aver visto per un istante qualcosa galleggiare al largo. Una barca con quel mare? Un tronco? Si strofinò gli occhi stanchi e sbadigliò. Forse stava solo vedendo cose. La suggestione giocava brutti scherzi. “L’acqua porterà morte” aveva sentenziato Madame Cuture. Tornò a letto, ma stavolta non tentò nemmeno di dormire. Accese la lampada sul comodino e prese dalla valigia il vecchio libro che aveva portato con sé: I delitti della Rue Morgue. *** Dopo quella nottata, si presentò a colazione alle dieci meno cinque, giusto in tempo per il caffè. A giudicare dai colori sbiaditi, la sala colazione dell’Hotel Holiday implorava da tempo una ristrutturazione. Le tovaglie, le sedie e le cornici alle pareti avevano sicuramente visto giorni migliori. Avrebbe dovuto dare retta ai consigli della segretaria Sandra, quando gli aveva detto di cercare un albergo più alla moda, la prossima vacanza l’avrebbe fatta prenotare a lei. Riempì la tazzina e la portò alle labbra. Se vi erano tracce di caffeina in quel caffè annacquato l’avrebbero di certo svegliato, dopodiché si sarebbe concesso una bella nuotata. Si versò una seconda tazzina. I tavoli erano vuoti, scelse quello con la migliore vista panoramica e si sedette. Come se la tempesta fosse stata solo un sogno o peggio frutto della sua suggestione, oltre le tende, il mare era finalmente calmo e silenzioso, esausto come lui. La tempesta aveva smesso di ruggire all’alba e solo allora Salviati era riuscito a riposare un po’. – Buongiorno, detective! – La signora Mirella, con gli occhi piccoli e sorridenti e i capelli tinti di un rosso improbabile con ciocche di vari colori sopra un filo di ricrescita bianca, gli veniva incontro dalla cucina, asciugandosi le mani sul grembiule. Ecco dov’erano finiti tutti i colori di quella sala: sulla testa della signora Mirella. – Ha dormito bene? Che nottataccia, eh? – Diciamo che ho dormito… abbastanza. – Come si è trovato in camera? Ha una vista mare stupenda, come aveva chiesto. Certo, quando c’è il mare agitato è un po’ rumorosa, ma stamattina è tutto calmo, vedrà. Una bellezza! E oggi cosa fa? Va alle Eolie? Dovrebbe, sa. Le isole sono uno spettacolo della natura. Mio cugino organizza le escursioni, gliele posso far prenotare… – Forse – la interruppe Salviati. – Vedremo. – Eh, lei è in vacanza, mica deve fare programmi. Anche se, a dire il vero, non sembra molto rilassato. Sta bene? Non le è piaciuta la trattoria di mio cugino ieri sera? Il primo era un tassista, il secondo un oste. Quanti cugini aveva la signora Mirella? – La trattoria era… ottima. Il pesce era talmente fresco che saltava sul piatto. In Sicilia, criticare il cugino di qualcuno equivaleva a dichiarare guerra a tutta la famiglia. – Oh, mi fa piacere che le sia piaciuto. Finì il terzo caffè. – Ora vado, signora. Mi attende una bella giornata di sole. Il programma della giornata prevedeva un’escursione alle isole Eolie, con il rientro in serata per l’ora di cena. – Si diverta, mi raccomando – disse lei, salutandolo con la mano. La discesa verso il mare era ripida, con una scalinata di cemento screpolato che finiva direttamente sulla spiaggia. Un cartello avvertiva “Attenzione, scalini scivolosi.” Salviati si tenne ben stretto alla ringhiera. In spiaggia, le prime file di ombrelloni erano state occupate probabilmente all’alba da turisti stranieri che avevano piazzato teli e borse sulle sdraio migliori. Un gruppo di ragazzini giocava a beach volley su un campo improvvisato. Beata gioventù. Giocavano imperterriti, nonostante l’aria fosse ancora più afosa del giorno prima e pareva un muro impenetrabile che gli toglieva il fiato. L’acqua vicino alla riva era, invece, torbida per il fango smosso dalla mareggiata che nella notte non si era limitata al tratto di mare di fronte alla camera di Salviati, ma aveva flagellato tutta la costa tirrenica della Sicilia. Solo dopo parecchi metri verso il largo, dopo un confine netto, come se qualcuno avesse tracciato una linea con un pennello, il mare riprendeva il colore azzurro che aveva avuto fino al giorno prima e che si trasformava nel blu intenso delle acque profonde. Anche la battigia era piena di frammenti di alghe e poseidonie, strappate dalla furia delle onde e portate a riva nella notte, che formavano un tappeto spesso e viscido. Tra le alghe c’era di tutto, frammenti di plastica, una ciabatta rossa, pezzi di legno marcio, una lattina di Coca Cola. Tutte cose che l’uomo aveva buttato in acqua chissà quando e chissà dove e che ora, il mare, educatamente gli restituiva. Il bagnino, un ragazzo sulla trentina con i capelli alle spalle e un fisico abbronzato e scolpito, si era già messo all’opera. In silenzio e senza alzare lo sguardo, stava ripulendo la battigia con un rastrello, ammassando le alghe in cumuli marroni puzzolenti. Salviati prese posto sotto l’ombrellone di una delle poche sdraio ancora libere in seconda fila. Si sfilò la maglietta e i pantaloncini e, rimasto in costume da bagno, si passò la crema solare sulle spalle, sul naso e dietro la nuca. Aveva appena lasciato le ciabatte sull’ultimo lembo di sabbia asciutta e mosso qualche passo sulla battigia umida, quando un grido improvviso lo fece sobbalzare. Sulla destra si era formato un gruppetto di persone che indicava qualcosa tra le onde. Mentre Salviati si avvicinava correndo, altri curiosi si univano ai primi, come mosche attratte dallo zucchero. Quello che indicavano pareva un grosso tronco, o il pezzo di un relitto affondato nella notte, oppure la carcassa di un grande pesce che galleggiava semi sommerso a una decina di metri dalla riva. Quando però li raggiunse comprese con disappunto di cosa si trattava: non era una carcassa e neppure il rottame di una barca, era un corpo, il corpo di un uomo dondolato avanti e indietro dalle onde. Per un istante rimase immobile, con i piedi affondati nella sabbia bagnata e il cuore che iniziava a martellare contro le costole. Le parole di Madame Cuture e l’immagine del gatto nero gli scorsero davanti agli occhi. Maledetto gatto nero! Si buttò in acqua senza pensarci oltre e iniziò a nuotare. L’acqua era fredda, più fredda di quanto immaginasse, e torbida e piena di detriti che gli graffiavano la pelle. Salviati nuotò con bracciate ampie, cercando di non pensare a cosa stesse per toccare. Il bagnino, più veloce, più giovane e più allenato, raggiunse il corpo per primo. – Aiutami! – gridò. – È pesante, maledizione! – Arrivo! L’uomo galleggiava a pancia in giù con le braccia allargate e i capelli che si muovevano lenti, come alghe. Insieme lo afferrarono, Salviati per un braccio, il bagnino per l’altro, e iniziarono a trainarlo a riva. Arrivati sulla battigia, lo adagiarono lontano dalle onde. Nel frattempo, la folla si era moltiplicata. Almeno quindici, forse venti persone. Una bambina piangeva aggrappata al padre. Un ragazzino filmava tutto col cellulare. Maledetti turisti. – Sono un ex poliziotto, fate spazio. Indietro! Ho detto indietro! – È morto, vero? – Una ragazzina bionda con l’accento russo tremava tutta. – Dio mio, è morto, vero? Salviati si rivolse al bagnino. – Qualcuno ha chiamato la polizia? Il bagnino non rispose, fissava il corpo, come ipnotizzato. – La polizia. Qualcuno chiami la polizia! Un ragazzetto con la pancia da McDonald’s e gli occhiali da sole tirò fuori il cellulare con le mani tremanti. – Sì, sì, chiamo io. Madonna santa, che schifo. L’età apparente del morto era attorno ai cinquant’anni, aveva i capelli brizzolati, la pelle abbronzata e un aspetto curato nel volto e nel fisico. Non doveva essere morto da molto, probabilmente era annegato durante la tempesta notturna. Eppure qualcosa non quadrava: gli occhi dell’uomo erano rossi di sangue. Salviati non era un esperto di cose di mare; il rossore poteva essere dovuto all’irritazione per la lunga permanenza a contatto con la salsedine, ma parevano gli occhi di un uomo morto per soffocamento. Le mani iniziarono a prudergli come quando percepiva che in un caso apparentemente semplice, c’era qualcosa di strano. Rivolse lo sguardo verso il mare: era limpido e calmo, quasi oleoso, fino all’orizzonte e non vi erano navi o barche. Non un’ombra. Da dove era sbucato quell’uomo? Controvoglia si inginocchiò accanto al corpo e l’osservò meglio: indossava una polo bianca, una Ralph Lauren o qualcosa del genere, un paio di pantaloncini blu navy e un orologio d’oro massiccio al polso sinistro che doveva costare parecchio. Non era un turista qualsiasi. – Qualcuno di voi ha un telo da mare? Qualcosa per coprirlo? Una signora anziana, con un cappellino e una borsa da mare rosa, tirò fuori un accappatoio in tinta. – Tenga, caro. Prenda il mio. Salviati ne porse un’estremità al bagnino e insieme lo coprirono. Il ragazzetto di McDonald’s chiuse la chiamata e ripose il telefono nella tasca dei pantaloncini. – La polizia ha detto che arriva subito. Dieci minuti al massimo. – Bene. Nessuno tocchi niente. La prudenza gli suggeriva di aspettare e non fare nient’altro. Aveva già riportato a riva il corpo, si era comportato da bravo cittadino in vacanza. Ora sarebbe toccato alle forze dell’ordine locali. Però, nell’attesa dell’arrivo della polizia, avrebbe potuto cercare notizie di quell’uomo su Google, o chiedere al portiere d’albergo. Prima di tutto recuperò il cellulare e gli scattò una foto, quindi si spostò all’ombra della zona bar. Il bar della spiaggia era una baracca di legno, con un tetto di paglia che avrebbe dovuto sembrare esotico ma che sembrava solo vecchio. Dietro il bancone appiccicoso, il barista lo fissava con un’espressione preoccupata mentre si avvicinava. – Cos’è successo? È vero che hanno trovato un morto in mare? – Già. – Mio Dio, è una cosa orribile. – Posso avere un caffè doppio? – Un caffè? – Il barista ci mise un attimo a riprendersi. – Ma certo. – Armeggiò dietro il bancone e lo servì. – Vuole lo zucchero bianco o di canna? – Lo prendo amaro, grazie. – Sono tre euro. Tre euro per un caffè che sarebbe stato probabilmente peggiore di quello dell’hotel? Ma ne aveva bisogno. Tirò fuori il portafoglio, pagò, e si sedette a uno dei tavolini traballanti. In ufficio a Pistoia, Sandra sarebbe stata più brava e veloce di lui nel trovare informazioni. Aveva sempre avuto un talento particolare per le ricerche. Sapeva dove guardare, quali fonti consultare, come incrociare le informazioni. Aprì la galleria fotografica e le inviò un messaggio Whatsapp con la foto che aveva scattato al morto e la scritta: “Trovami in un nanosecondo tutto quello che puoi su quest’uomo!” Compose anche il numero di madame Cuture per un consulto dei tarocchi. In quel momento quattro agenti di polizia comparvero in spiaggia e si misero a percorrere il pontile in direzione dell’assembramento di gente. Al telefono, la voce registrata della cartomante lo invitò a lasciare un messaggio dopo il segnale acustico: – Madame Cuture, la prego, ho bisogno di una sua parola. In vacanza è successo l’inimmaginabile. Mi richiami, per favore. È importante. Il caffè sapeva di terra bruciata, era terribile come aveva immaginato. E dato che madame Cuture e i suoi tarocchi erano irraggiungibili, non aveva altra scelta che proseguire nell’indagine. https://www.facebook.com/share/17iuJyUQty/

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