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Da bambina portavo occhiali enormi, vedevo poco e male. Negli anni la mia vista è peggiorata fino a lasciarmi quasi del tutto al buio. Mio padre, però, non mi ha mai trattata come una persona fragile. Era stato una spalla severa, ma sempre pronta a spingermi oltre i miei limiti. Dopo la sua morte, sono crollata. Un tumore se l’era portato via in tre mesi. Avevo ventisette anni ed ero sposata, ma senza di lui mi sentivo di nuovo una bambina. Sono dimagrita, ho smesso di fare sport. Nemmeno mio marito Alessandro riusciva a farmi alzare dal divano. Un giorno, però, ho scoperto di essere incinta, e un brivido mi ha scosso. Ho immaginato la voce di mio padre, e ho capito che lui avrebbe voluto vedermi in piedi. Nove mesi dopo, ho partorito. Non so bene che volto avessero i dottori, e non ho potuto vedere nitidi gli occhi commossi di mio marito. Ma ricordo gli odori, il primo pianto di Paola, la sua pelle morbida contro la mia. La portavo con me al lavoro, la allattavo, le cambiavo i pannolini. Anche se faticavo a guardarla negli occhi, sentivo il suo respiro, il suo peso che aumentava di giorno in giorno. Ormai mi ero abituata a vivere vedendo pochissimo, e mi affidavo all’udito. La mattina andavo a lavorare, facevo le pulizie o aiutavo le persone disabili del quartiere, e il pomeriggio mi allenavo nella corsa, andavo in bici, o tiravo di scherma. Sono diventata mamma un’altra volta, e quando Marco è cresciuto ha iniziato a fare judo. In palestra mi piaceva ascoltare il rumore dei corpi sul tatami. Un giorno, il maestro ha detto: Matilde, perché non inizi judo anche tu? E così sono salita su quel tappeto per la prima volta. Tempo dopo, mentre ero a passeggio con mia figlia, sorridevo. Nonostante l’ormai completa cecità, ero felice. Avevo vinto le mie prime gare e ero incinta del mio terzo figlio, Gabriele. Poi, all’improvviso, silenzio. Di colpo sono scomparsi i rumori della strada, la voce di mia figlia, i motori delle macchine. Non sentivo più nulla. Avevo il buio davanti, il silenzio intorno. E una grande paura dentro di me. . Matilde 2/3
Storie degli Altri
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