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Ero cieca e incinta del mio terzo figlio, quando ho perso anche l’udito. Per tutta la vita avevo lottato spingendomi oltre i miei limiti, imparando a correre, andare in bici e fare judo. Ma adesso che al buio si era aggiunto anche il silenzio, mi sentivo smarrita. È stato allora che ho conosciuto la Lega del Filo d’Oro. Mi hanno insegnato a comunicare con il Braille e con il Malossi. Grazie agli educatori e alle altre persone con sordocecità, ho capito che la mia vita non era finita, dovevo solo imparare un nuovo modo di stare al mondo. Sono tornata dal mio maestro di judo e gli ho detto che volevo ricominciare. Lui era incredulo: non vedi, non senti, ma vuoi tornare a combattere? Mi sono allenata duro e mi sono qualificata per le Paralimpiadi in Giappone. Ero la prima persona con sordocecità a partecipare, un sogno. Ma quando sono arrivata, non c’era un interprete o un accompagnatore preparato sulla sordocecità. Ho dovuto insegnare all’arbitro come comunicare con me. Prima di ogni combattimento mi toglievo le protesi dalle orecchie e salivo sul tatami. Da piccola era mio papà a toccarmi la spalla per darmi coraggio, lì era l’arbitro. Un colpetto per partire, due per fermarmi. Mi affidavo alle vibrazioni del tappeto, e quando le sentivo diminuire, sferravo un colpo. Sono tornata in Italia di notte, e in aeroporto c’era la mia famiglia. Sono salita in auto, e quando sono scesa, ho sentito un boato. La mia famiglia della Lega del Filo d’Oro era lì ad aspettarmi. C’erano educatori, amici con sordocecità, tutti. Li ho abbracciati, e ho capito di aver vinto. Pur non avendo una medaglia al collo. Oggi ho sessant’anni, i miei figli sono cresciuti. Non conosco i loro volti, e darei tutto per poterli vedere. A volte mi prendono in giro: mamma, ma fai finta di non sentire? Mamma, guarda dove metti i piedi! Mi sono tolta la soddisfazione di tornare alle Paralimpiadi, questa volta a Parigi, poi ho lasciato il judo e ho iniziato equitazione. Sono la prima donna con sordocecità a fare le gare a ostacoli con un cavallo e guardo a Los Angeles. Mio padre sarebbe fiero di me. Perché non ho mai smesso di combattere, in pedana e nella vita. . Matilde 3/3
Storie degli Altri
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